UN NORMALE TALENTO
Nel suo intervento video su Repubblica Francesco Merlo individua in Fiorello la vittoria della “normalità” televisiva.
“ Non è Santoro a segnare il cambio di passo, anche in tv, bensì il re dell’intrattenimento d’oggi, che ha rispolverato il garbo e lo stile di Alberto Lupo e Walter Chiari. Impersonificando l’antitesi del Grande Fratello.” , dice a un dipresso Merlo, contrapponendo il normale Fiorello all’anormale GF.
Erede di Walter Chiari e Pippo Baudo, aggiunge.
Ecco, esattamente in questo passaggio ho capito che Merlo ( peraltro eccellente penna) non padroneggia assolutamente la materia televisiva.
L’essenza della televisione NON è la normalità, ma il talento così denso e potente da potersi ammantare con nonchalance di normalità.
La vittoria di Fiorello non è il prevalere della normalità sulla volgarità, come teorizza Merlo, ma il prevalere (finalmente) del TALENTO sulla normalità.
Cos’è, invece, il normale?
Il GF è normale, brutto, becero, impiccione e furbastro come la normale vicina di casa che ciabatta pesante dal piano di sopra, butta normalmente le cicche dal balcone e poi normalmente sparla di tua figlia quando si fa accompagnare a casa da un amico.
Il siparietti tv dedicati al calcio sono normali , così pieni di persone con occhiali e pancetta , mai visto un prato in vita loro ne’ indossato un paio di scarpette di gomma, che però dissertano di gesto atletico, allenamento, tattica, velocità e fiato, mal celando il loro sfegatato e fideistico tifare per questa o quella casacca. Normali beceri tifosi, insomma.
Le telenovelas sono normali, lente, noiose, piene di parole inutili, claustrofobicamente vissute tra quattro pareti, come la vita di tante persone normalmente prive di interessi.
Fiorello no.
Come Bonolis, come Fazio, come Walter Chiari, come Delia Scala, come le persone che sanno fare televisione.
Tra cui includerei a pieno titolo anche Santoro, più bravo di molti altri magari non come giornalista ne’ come presentatore, ma sicuramente come uomo di televisione.
Ne volete la riprova?
Guardate L’ultima parola di Gianluigi Paragone ( sempre se ne avete il fegato, s’intende), e fate il confronto.
Santoro lo strapazza non nella sostanza ma nella forma televisiva che a quella sostanza vien data.
E’ la vittoria del talento ( di Santoro) sulla normalità di uno ( Paragone) che sa fare il normale giornalista, ma non sa fare assolutamente la tv.
Per tornare alla vexata quaestio da cui siamo partiti, rassegniamoci dunque al fatto che l’arte della normalità e della quotidianità sia inevitabilmente brutta, tediosa e volgare.
Per tornare a far volare il fenomeno televisivo ( ma anche quello teatrale e cinematografico) serve il talento puro dei tanti Fiorello senza padrini politici che sono in giro in attesa di un contratto serio.
Il paragone con Baudo risparmiamolo, per favore.
Baudo, come altri, era ed è in una zona ben diversa della tv, quella che premia l’immenso talento di capire la propria mancanza di talento e sopperire con altre capacità, prime fra tutte la volontà e la capacità organizzativa.
Ma di questo parleremo altrove.
SALTA, KLAUS !
Si appropinqua il pingue ometto dona-doni ( timeo danaos et dona ferentes…).
Riflettendo sulla singolarità del nomignolo americano di Santa Claus ( com’è noto una orrenda storpiatura del nostro sanctus Nicolaus), vi trasmetto alcune notissime varianti storiche del nome.
- Santa Klaus. Nome di un noto transessuale tedesco, tale Klaus Brandauer, che trasferitosi in Sicilia optò per il definitivo cambio di sesso e cambiò il suo nome in Santa. Per un errore anagrafico fu mantenuto anche il suo nome originario, che da allora in poi risultò essere Santa Klaus.
-Salta, Klaus! Esortazione del padre di Klaus Dibiasi, il grandissimo tuffatore vincitore di tanti ori olimpici , che da piccolo aveva paura nel saltare dalla piattaforma. Il padre allenatore, spazientito, spesso lo apostrofava con l’esortazione “Salta, Klaus!”. Proprio in virtù di quel paventare un atterraggio violento sull’acqua, Klaus Dibiasi sviluppò il suo stile inimitabile di entrata senza spruzzi, facendo scuola nel mondo.
-Pantaklaus. Nome del prossimo premier greco, Christos Pantaklaus. Vista la crisi a spirale, già si vocifera di una caduta del governo di Lucas Papademos, già successore di Papandreu, per affidarlo a Pantaklaus, l’unico che a detta degli esperti può risolvere la crisi greca.
-Sandal Claus. Nome di una nuovissima linea di sandali da neve che sarà nel 2012 lanciata dal designer Claus Hilton, fratello di Paris Hilton. Si prevede un successo pari a quello raggiunto dalle linee-moda lanciate dalla sorella….
-Canta Claus. Nome del prossimo show natalizio condotto da Antonella Clerici. Vinceranno i cuochi che canteranno meglio gli inni natalizi mentre preparano il panettone.
-Santa Claudia… Mia invocazione personale, quando penso alla mia compagna che sopporta le mie idiozie, nonostante tutto.
GRAZIE A DIO SONO ATEO
La piena dei fiumi sfonda e uccide, la magra dell’economia anche.
La miseria della politica e dell’etica fa anche peggio.
Da più parti vedo occhi bassi e teste scosse in segno di sconsolata negazione. ” E’ sempre stato così, e sempre sarà. Cosa ti agiti a fare, PierLuigi? Tanto cambia nulla”.
Vi dirò: anche io, come JKK, sono un idealista senza illusioni ( si parva licet) .
Però sono convinto che l’educazione dei nostri figli incominci dal non gettare la cartaccia per terra.
E che le cose, a forza di dirle, e dirle, e ridirle, e dirle ancora, aprano qualche breccia.
Gutta cavat lapidem.
La cosa peggiore che possiamo fare, invece, è rassegnarci.
Io non sono cattolico e rasento l’ateismo ma adoro in termini filosofici la metafora del Cristo che muore in croce per lanciare un messaggio di pace e progresso.
Non è Pilato che porta il cambiamento, non è Erode, non è Giuda e tantomeno Caifa.
E’ Cristo.
Il solito umile e povero cristo che scende in strada ogni giorno per portare a casa il suo stipendiuccio in dignità ed onestà, che si fa mettere in croce dal superiore borioso e dal sottoposto disonesto, che porta con orgoglio non rassegnato il suo cappottuccio con il colletto liso, che insegna ai suoi figli il valore del lavoro, dello studio, del coraggio e non della “furbizia”.
I figli di quel povero cristo saranno medici che salveranno davvero la vita alla gente, ingegneri che erigeranno case davvero solide, impiegati dello Stato davvero al servizio pubblico, poliziotti, giudici e commercianti davvero onesti, genitori che sorrideranno davvero ai loro bambini.
Possiamo cambiare, se vogliamo.
E DOBBIAMO cambiare, se desideriamo evitare ( o almeno ritardare) l’estinzione.
Poichè antropologicamente il nostro destino è questo: estinguerci.
E’ la storia del mondo che lo dice, poichè non siamo migliori ne’ più forti dei dinosauri.
Ma in mano a certi dissipatori del bene pubblico, l’estinzione per avvelenamento ( non solo ambientale, ma soprattutto ETICO) è veramente troppo, troppo vicina.
Praticamente dietro l’angolo.
MODA CAFONA?
Alle porte del gelo il rito è lì che attende: giù dal balcone la robaccia dell’anno scorso, via libera all’acquisto di abbigliamento “alla moda”.
A parte la dissociazione mentale insita del presentare la collezione autunno/inverno a gente sudata che sta programmando le vacanze al mare, una riflessione si impone.
Cos’è la “moda”?
Perchè indossare indumenti “di moda”?
Perchè i giornali , ogni anno, sono zeppi di guide “in e out” ?
Perchè, insomma, uno sconosciuto dovrebbe dirmi cosa devo o non devo indossare?
A cosa serva la “moda” lo sappiamo: far un po’ soldi a spese dei polli vanesii. E fin qui è logica di mercato, niente di male.
Ma la moda, è questa la vera domanda, ha in sé un contenuto qualsiasi, magari distorto e pur tuttavia dotato di un senso appena accettabile?
Sì, dobbiamo ammetterlo, lo ha.
La moda serve a chi NON ha buon gusto.
A chi è perennemente imbarazzato davanti a un abbinamento di colori.
A chi non sa giudicare linee e tessuti.
A chi non sa valutare cosa si adatti meglio al suo fisico ed ai suoi colori ( ebbene si, il colore della pelle, dei capelli e degli occhi è basilare nello scegliere un abito).
A chi non sa distinguere una buona lana da un misto rayon.
A un cafone, insomma.
Indi , seguire la moda è la cosa che distingue i cafoni.
E la moda, in sé, è la quintessenza della cafoneria.
Guardatevi intorno e ne avrete la riprova: a quante delle persone che vi circondano donano VERAMENTE quei pantaloni, quella gonna, quel tessuto, quel colore, quel taglio che quest’anno sono così alla moda?
Pochissimi.
E tra quei pochi, la maggioranza è fatta di persone che NON seguono la moda ma che si vestono secondo quello che il loro fisico e la loro personalità impone ( nonchè l’adeguamento al tempo e al luogo).
La moda, invece, è cafona.
Con buona pace dei nostri stilisti e delle collezioni autunno/inverno dei prossimi 2000 anni.
FORZA NUOVA? NO, ANTICA…
LA VITA SENZA JOBS
Ironia della sorte, è venuto a mancare Steve Jobs proprio nel momento in cui il problema mondiale più grosso è la mancanza di JOB ( lavoro) .
Steve era uno che creava lavoro, ma anche uno per cui il lavoro è amore, creazione, avventura, intelligenza, passione.
Assunse il suo aministratore delegato, John Sculley, strappandolo alla Pepsi Cola con una sola frase ” Vuoi continuare a vendere acqua e zucchero e fare un sacco di soldi, oppure cambiare il mondo con me?”.
Oggi il lavoro manca in tutto il mondo.
Ma a mancare ancor di più è l’amore per il lavoro , che è poi l’elemento scatenante dello stimolante “sguardo al futuro”, filosofia prima di Steve.
Ci manca il JOB(S), in ogni senso.
Baresi? No, Tarantini
Bari è spubblicata sulla stampa nazionale per via del faccendiere Tarantini.
Ma perché prendersela?
In fondo la città di San Nicola è sempre stata definita “la Milano del sud”, no?
Direi che ci siamo perfettamente, almeno sul versante prostituzione e corruzione. Mica potevamo essere da meno rispetto ai fenomeni Tangentopoli, evasione fiscale, soldi in Svizzera, perversioni erotiche, cocaina e malgoverno.
In piccolo, s’intende. Perché Milano è comunque un’altra cosa.
Tutto più in grande, come sempre.
Eh, sì, Milan l’è un gran Milan!





