CHE, EROE SFIGATO

Ernesto GuevaraGiornata di sole, stamattina. Quasi calda. Eppure la signora in macelleria indossa la pesante e voluminosa pelliccia che non vedeva l’ora di sfoggiare, naturalmente abbinata a scarpette di vernice col tacco.
Il dialogo con l’amica non-pellicciata è fitto, si parla di pellicce e del fatto che ” …e no, con meno di diecimila euro non puoi avere una pelliccia buona, infatti l’altra l’ho pagata quindicimila, pure io, però da quell’altro sul corso etc”.

Soffro.

Poi prevale l’istinto di conservazione, la tentazione si fa irresistibile e, dopo una ricerca veloce sul Tubo, dal mio smartphone si eleva limpida la melodia di “Comandante Che Guevara”, cantata dagli Inti Ilimani.
Le due tipe si smarriscono, perdono il filo, si guardano intorno ma non realizzano che gli andini cantano dal mio taschino. Non parlano più, han già scordato ciò che stavano dicendo, non capiscono, ma finalmente il macellaio le serve, interrompendo per sempre sia il loro imbarazzo, sia la stucchevole e un po’ oscena discussione.

CheGrande Che. Il più sfigato, il più illuso, romantico, generoso e inconcludente degli eroi rivoluzionari, a cinquant’anni dalla sua morte fa ancora il suo dovere e difende gli oppressi dalle stronzate in coda agli acquisti.
Hasta la victoria siempre, comandante.
Venceremos, almeno dal macellaio.

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