Via Matarrese da Bari.

“Non vuole mollare, è un dittatore, deve farsi da parte, la squadra non è sua ma della città, ma chi si crede di essere, se non può più reggere la presidenza deve cedere ad altri, ci vogliono i finanziatori stranieri, quelli con i soldi veri”.

Queste ed altre amenità da bar di periferia si dicevano sul presidentissimo Vincenzo Matarrese, a capo del Football Club Bari per quasi trent’anni (1983-2011).

matarrese_protesta_cartelloApparve in centro anche una finta targa toponomastica, nelle vicinanze di via Melo da Bari e via Sparano da Bari, che inventava una sarcastica e ambigua “Via Matarrese da Bari”; battuta, per quanto divertente, che segnava la fine del rapporto di amore con la tifoseria.

Nella prima decade del 2000 la situazione era tesa. La società mostrava segni di logorio (nulla a che vedere rispetto ad oggi) e Matarrese dichiarava di voler passare la mano, ma nel contempo affermava di non riuscire a trovare un sostituto all’altezza.

Si sedettero al tavolo delle trattative l’americano, un paio di italiani, alcuni imprenditori locali, ma niente da fare. Don Vincenzo non mollava.

Si scatenarono le critiche. Matarrese alla fine lasciò, forse solo per stanchezza e probabilmente sapendo già di essere malato (se ne andò pochi anni dopo).

Adesso, dopo la farsa/tragedia del Bari Calcio fallito e passato in due mesi dallo sfiorare la serie A al precipizio della D, sono apparse nuove scritte dedicate a don Vincenzo, ma nel cimitero barese, a due passi dalla sua cappella.

striscione-matarrese-cimitero-2“Tu sì che sei un vero presidente. Sempre a testa alta”.

Hanno capito finalmente, i tifosi, che i tentennamenti del presidentissimo nel cedere la mano erano dovuti unicamente al basso profilo dei pretendenti. Voleva il meglio per la società e la squadra, voleva dei leoni come lui a reggere la successione, e invece si trovava davanti astute volpi spelacchiate che puntavano solo a spolpare un animale ferito per poi mollarlo cadavere. Per questo rifiutò l’americano Tim Barton (rivelatosi poi un bluff a tutti gli effetti), per questo fu tiepido verso altre proposte: fu prudenza e sapienza, non malcelato senso di possesso.

Hanno compreso che Vincenzo Matarrese, andriese di nascita, amava visceralmente il “suo” Bari, cui era legato da un rapporto di vero affetto, temperato solo dalla sua saggezza di imprenditore che sapeva di dover far quadrare i conti per non trovarsi nella scellerata situazione odierna.

Non la stanchezza né la fatica lo sconfissero nel trovare più degni successori, ma l’inizio della crisi economica che impedì il sedersi al tavolo di solidi imprenditori dello sport. Il Football Club Bari passò così alle promesse di uomini che probabilmente conoscevano il sistema calcio, ma che non avevano alle spalle una solidità economica tale da garantire la navigazione nelle acque tempestose della recessione economica italiana.

Il resto è storia di oggi.

Ciò che sappiamo, tuttavia, è che la scritta ironica “Via Matarrese da Bari” oggi acquista tutt’altro senso.

Forse davvero, alla luce dei fatti odierni, sarebbe il caso di dedicare una via al patròn del Bari che, in una rissa verbale, urlò con rabbia ed orgoglio ad un suo avversario/presidente: “Noi siamo da serie A!”.

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