SAREMO SANREMO

Aveva ragione Pippo Baudo.
Sanremo è Sanremo.
È il nostro Oscar, il nostro Buckingham Palace, il nostro Carnevale di Rio.

baudo benigniUn fenomeno di costume, e stop.

Chi se ne frega se il film sono mediocri, i regnanti tutti gaffe e corna, le ballerine cellulitiche.

Sanremo fotografa l’Italia. Incerta, stanca, confusa, emotiva, che gioca di rimessa per paura di sbagliare e prende un gol evitabile.

Ma l’Italia, questo è.

Troppo rap e troppo reggae di provincia, Giorgia che canta le cover non avendo il coraggio di osare pezzi nuovi (ma possibile che non abbia autori?), qualche rara bella canzone con brutti cantanti, qualche bel cantante con una brutta canzone.

Mai sia politica sul palco, per carità.
E perché poi?
Favino l’anno scorso spaccò con un pezzo a sfondo sociale che ancora oggi va a manetta su youtube, Grillo fece saltare gli italiani dalle sedie parlando dei socialisti, e voi rinunciate a parlare di politica?

Ma Sanremo è Sanremo, aveva ragione Baudo.

Che infatti negli anni ’90 resuscitò un festival morto riportandolo alla sua giusta dimensione.

Sfarzo, abiti, luci, pettegolezzo, prima e dopo, backstage, indiscrezioni, pro e contro, gossip.

La notte degli oscar, il royal wedding, il gluteo vibrante della ballerina.

Lo criticai aspramente all’epoca, pensavo che gli italiani meritassero di meglio. Sbagliavo. Io avevo torto e lui ragione.

Pigliamoci Sanremo così com’è e accontentiamoci che sia una macchina da soldi funzionante in mezzo a tanti fallimenti, una fabbrica di sogni che arricchisce tutti i partecipanti: Rai, sponsor, staff, organizzatori, orchestrali, scenografi etc etc etc.

E in fondo arricchisce anche gli italiani, costringendoli a sentire qualche pezzo nuovo invece del solito stupido ritornello della politica stonata che imperversa in tv.

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