ABBOTTONATO DAVANTI

Ho dei dubbi. Rodari è un pensatore di indubbio spessore, ma non sempre mi persuade.
Non mi convince, per dirla con lui.
Però quel che dice è, come sempre, degno di riflessione.

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Ora che avete letto, vorrei condividere con voi i miei dubbi sull’abolizione/ritorno del grembiule.
Mi sembra pura utopia, da parte di Rodari, “abbattere la povertà invece di nasconderla”.
A ciò dobbiamo tendere, non v’è dubbio.
Ma quanti millenni, ere, eoni serviranno, prima che i bimbi abbiano tutti le stesse possibilità?
E le avranno mai?
Non credo.
Intanto, limitiamo i danni e facciamo che i bimbi abbiano tra di loro rapporti basati sul sorriso e la simpatia, e non sulla marca del golfino.
Rodari non aveva idea di come la nostra società sarebbe diventata vittima dell'”immagine”. Forse oggi ripenserebbe il suo discorso.
E poi, diciamocela, il grembiule attenua solo le disparità di censo, ma certo non le azzera, siamo franchi.
Il grembiule, inoltre, è libertà.
Libertà di sporcarsi con inchiostro e colori, senza essere sgridati a casa.
Un tempo, anche i grembiulini delle scolarette erano neri, finché qualche deficiente ne fece uno strumento di separazione sessuale e diede alle bimbe grembiuli bianchi o colorati.
Il grembiule, in origine, serviva solo a non sporcare i pochi vestitini disponibili. Quello rimane il suo scopo precipuo, non dovrebbe servire a rimarcare differenze, anzi.
Ancora, è utopia, da parte di Rodari ipotizzare una classe silenziosa perché affascinata dal maestro.
Sia perché non tutti i docenti hanno le stesse capacità narrative e affabulatorie, sia perché la scuola troppo spesso deve riparare i guasti di famiglie che non educano al rispetto reciproco.
E allora bisogna insegnare che alla trasgressione segue la punizione.
Se urli ti punisco, se fai casino perdi l’anno.
Il sette in condotta che equivaleva alla bocciatura aveva un senso preciso. Rispetto delle regole. Senso civico.
Nella mia classe delle elementari, purtroppo, non c’erano diversabili.
Ma, ove vi fossero stati, nessuno si sarebbe permesso di fare il bullo con loro.
Il maestro lo avrebbe stroncato.
Senza urla, senza schiaffoni.
Con un solo tratto di penna: sette in condotta, bocciato.
Rispetto delle regole.
Sono invece d’accordo sul fatto che il fiocco sia un ammennicolo da deficienti, e aggiungerei anche una proposta: il grembiule deve essere abbottonato davanti, mai dietro.
I bambini dovrebbero metterlo, ma imparare essere autonomi.
‘Sta storia dei genitori che devono intervenire a vestire i bimbi fino a dieci anni deve finire.
Per il bambino il grembiule non deve essere una divisa militare che indica obbligo come vorrebbero i fautori dell’ordnung und disziplin (Dio ce ne scampi e liberi) ma solo una vestizione rituale che fornisce una connotazione precisa al suo impegno, separando i momenti della giornata.
Come il penalista che mette la toga, il medico che mette il camice bianco o l’antennista che lo mette azzurro.
Facciamo sì che un bimbo sia orgoglioso di mettere da solo il suo grembiulino, che pensi “bene, ora viene il bello”, che lo viva come un diritto e non un dovere, che ami i suoi libri, la sua scuola, il suo studio e probabilmente avremo meno lavoratori svogliati, meno ministri fannulloni e ignoranti, meno tuttologi senza cultura.
Il grembiule vissuto come libera e orgogliosa scelta non è obbligo, ma dignità.

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