MA DOV’È QUESTA CRISI?

GALLIPOLIIn tutta onestà non vedo cosa vi sia di così critico nella riduzione delle presenze turistiche in Puglia.

Era fisiologico. Le ondate di interesse/curiosità durano qualche anno, poi passano, lo sa qualsiasi imprenditore un po’ accorto.

Come Ikea, come Auchan, come Sharm, come un tempo la Croazia e la Grecia, anche la Puglia ha conosciuto un momento di vivace interesse (finalmente, direi) complice la paura creata dal fenomeno terroristico che ha penalizzato le mete del nord Africa.

L’aumento verticale di presenze alla fine, dopo anni di pienone, ha fatto però dire a molti turisti “…troppa gente, troppa…”
Lo sentivo pochi giorni fa da una coppia lombarda, ritornata in Puglia, ma ai primi di giugno.
“No, guardi, luglio e agosto in Puglia, mai più – dicevano- La Puglia è bellissima, l’unico problema è la gente, troppa, troppa”.

Poiché mi sono trovato, l’anno scorso, in una Gallipoli ingorgata già ai primi di luglio (e non oso immaginare il delirio agostano) non ho potuto che assentire al rilievo dei due turisti.

Ora, a bocce ferme e stagione appena partita, ragioniamo: finanche quando apri l’ultimo dei bar di provincia sai bene che, se hai fatto un buon lancio, godrai di un paio d’anni di curiosità durante i quali aumenterà il tuo giro scapito dei bar vicini.
Intanto, però, dovrai creare e consolidare uno zoccolo duro di utenti che ritornino sempre nel tuo bar, in modo da avere entrate stabili.

Il punto è esattamente questo.
Se abbiamo solo spennato 15 milioni di polli danarosi, la crisi sarà nera.

Se invece siamo stati in grado di creare una utenza turistica stabile, se abbiamo operato in modo da avere magari non i 15 mln di turisti del 2018 , ma diciamo 12 mln stabili, soddisfatti, contenti del rapporto qualità/prezzo, che hanno fatto anche pubblicità virale aggratisse, ebbene questa riduzione di afflussi del 2019 non è crisi, ma solo un momento di stabilizzazione dell’economia di settore.

Se sì è verificata la seconda condizione, la Puglia turistica non avrà problemi, potrà gestire i suoi visitatori stabili per i prossimi dieci anni e intanto progettare, costruire, migliorare, in modo da averne in futuro anche 20 o 30 mln l’anno, ma destagionalizzati, delocalizzati, perfettamente serviti a prezzi ragionevoli, soddisfatti e felici di tornare e magari prenotare nel 2040 in bellissimo resort sulle acque cristalline di Taranto, lì dove un tempo c’era un mostro chiamato ILVA.

lascia un commento