Il furbo studente e il professore.

Duole dirlo, ma la differenza tra Conte e Salvietta ha rimarcato una volta di più la differenza tra il vecchio Sud e il giovane Nord.

bacio rosarioDa un lato cultura, pacatezza, magari eccessiva tolleranza, certo ingenuità, ma un riconoscibile marchio di umanità e antica nobiltà.

Dall’altro arroganza, ignoranza delle basi costituzionali, convinzione che tutto si può comprare e vendere, marketing da imbonitore televisivo.

E’ chiaro, ho forzato surrettiziamente i termini della questione come un Feltri qualsiasi identificando il Nord col capo della Lega (cosa che in realtà non penso) e me ne scuso con i tanti cari amici del luogo.

Non tutto il Settentrione è Salvietta, mancherebbe.
E non tutto il Sud è Conte, inutile farsi illusioni.

Probabilmente il male e bene sono, come sempre, ubiquitariamente equilibrati.

Ma sorge un sospetto.

Da noi gli arroganti e gli ignoranti sono tanti e troppi, ma costituiscono margine e vergogna. Subiamo a capo chino mafiosi e arraffoni di ogni tipo, ma ne arrossiamo con la rabbia di chi non è abbastanza forte da mandarli in galera.

Altrove costoro sono classe dirigente.

I direttori di giornali dai titoli criminali, gli imprenditori turistici e dell’immagine pregiudicati, gli evasori fiscali, i politici condannati ma sempre presenti in tv e sul web sono un vanto, sono i furbi, sono quelli che “ce l’hanno fatta”, sono il punto di riferimento del cittadino medio, sono quelli che “danno lavoro”. Questo almeno si percepisce da interviste e dichiarazioni.

La diffusione di questa sottocultura dell'”amoral vincente” è un danno enorme per il Paese.
Falsifica i percorsi di studio e di lavoro, corrompe i rapporti con i colleghi e con la famiglia, danneggia alla radice l’unica cosa che può salvare questo disastrato Paese, cioè l’attribuzione del giusto valore al merito, allo studio, all’impegno, all’onestà e non alle astuzie da escort ambiziosa o da venditore ambulante di elisir.

Il valore del merito non ha lingua, dialetto, colore della pelle, sesso o etnia. A questo bisogna tornare.

E bisogna tornare all’educazione, allo stile, allo studio, alla bistrattata cultura umanistica che sola può illuminare sia la politica, sia il progresso tecnico e scientifico .

Perché alla fine, come ampiamente documentato in questi giorni, lo studente astutissimo ma ciuccio che si presenta davanti al professore universitario serio e modesto, viene beccato col foglietto nella manica, bocciato, messo dietro la lavagna col cappello “Asino” in testa e infine mandato dal preside.

Noi tutti, di un “capitano” come quello ci saremmo vergognati fino al midollo, lo avremmo processato e defenestrato.

Perché il popolo del Nord non ne prova sdegno? E se lo prova, perché non lo dimostra pubblicamente togliendogli ogni fiducia?

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