IL MIO NOME E’ BOND, JAMES BOND

No, non è vero; ma è una vita che volevo dirlo!!!

Comunque anche il mio nome non è niente male: PIERLUIGI MORIZIO.
Un po’ difficile da ricordare e non certo eufonico come Clark Kent o Robert Reford, però a me piace.

Vorrei dire che il mio è “un nome da torero”, ma in realtà è un nome da non so cosa. Anche perché ho molte anime conviventi in un metro e sessantasette di monolocale, anime chiassose e talvolta rissose.

“Chi son, chi sono e che faccio ?” canta Rodolfo a Mimì nella Boheme.

Bella domanda. Vediamo un po’. Sono stato interprete e regista professionista per vent’anni, ma ho sempre lavorato come autore e traduttore, tanto da aver steso un bel po’ di lavori teatrali e televisivi rappresentati (replicati in migliaia di repliche, mica bazzecole…). Poi ho incominciato a lavorare in trasmissioni di informazione, sono diventato giornalista pubblicista ed ho avuto la responsabilità di una testata telematica e di un TG video; poi mi sono stati chiesti interventi come formatore in comunicazione e da lì ho ampliato la mia attività collaborando con più enti specializzati; poi ho incominciato a operare stabilmente anche con un’agenzia di comunicazione integrata (ma già quando avevo 25 anni scrivevo per l’advertising, mi sembra di aver vinto anche qualche premio). Poi…

Troppo, dirà certo qualcuno.

No, non credo proprio.

“Troppo” è il commento di quei poveretti che hanno imparato a fare una sola cosa e in genere la fanno male.

Secondo costoro un bravo ballerino non può mai recitare bene, cantare bene, suonare il pianoforte bene, diventare un grande coreografo nonché eccellente autore e produttore dei  propri film.

No? Eppure Fred Astaire lo faceva! E Gene Kelly anche! E Donald O’Connor pure! E un sacco di altri artisti sconosciuti anche.

Lo stesso accade nel panorama italiano, pieno di gente strabrava che sa fare mille cose e le fa benissimo, ma lo nasconde accuratamente per evitare che il mediocre di turno sollevi la solita critica: “Troppo”.

Non c’è nessuna genialità nel saper fare bene tante cose: basta avere una inestinguibile voglia di lavorare e una grande umiltà nell’imparare.

Io non posso fare a meno di imparare. Sarà perché lavoro tanto, ma tanto, ma tanto!

Mi riconosco solo la costanza di essermi cercato degli eccellenti maestri
Il resto è tutto merito della buona sorte che me li ha fatti incontrare!