L’INSAZIABILE

messalinaGiovenale ci narra Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, come donna dagli insaziabili appetiti sessuali. Nella VI Satira (detta anche “Satira contro le donne”) egli descrive la morale dell’imperatrice dando vita ad una serie di leggende, modi di dire, racconti, film scollacciati e finanche porno.
Riporto un passo.
«…Claudio, che cosa ha sopportato. Quando la moglie si accorgeva che il marito dormiva, osando l’Augusta meretrice mettersi dei cappucci da notte e preferire al talamo del Palatino una stuoia, lo abbandonava…
Così, mentre una parrucca bionda nasconde i capelli neri,
entra nel caldo lupanare dalle tende vecchie… allora, nuda con i capezzoli dorati, si prostituisce col nome di Licisca
e offre, o nobile Britannico (figlio di Messalina, ndr) , il ventre da cui tu nascesti..
Accoglie generosa chi entra e chiede il prezzo
e di continuo, sdraiata, assorbe i colpi di tutti.
Poi, quando il lenone manda via le sue ragazze…ardendo ancora per l’eccitazione della sua vulva turgida e, spossata dagli uomini ma non sazia, se ne va…e porta l’ignobile odore del lupanare nel talamo nuziale. »

Tutto molto divertente.
Peccato che la satira sia stata scritta tra il 100 e il 127, quando Messalina era morta da 60 anni e passa (fu assassinata nel 48).
Peccato che anche Britannico, figlio di Messalina, fosse morto e stramorto, ucciso nell’anno 55 da Nerone.
Peccato che l’invocazione al nobile Britannico, se intesa come avvenuta in un tempo passato, sarebbe stata fatta a un bambino di pochi anni, poiché quando morì Messalina, giovanissima, il “nobile” Britannico ne aveva sei o sette al massimo.

Quello che voglio dirvi è che le bufale sono sempre esistite e sempre esisteranno.
E se le ripetete stolidamente senza controllare, rischiano di confondere la Storia.
Volete veramente essere complici di questa infamia?
Volete veramente essere il braccio destro di uomini politici da cui non otterrete NULLA?
Volete veramente sentirvi come gli scherani dei moderni Goebbels, che teorizzava : “Ripetete 1000 volte una bugia e diventerà una verità…Farò credere ai tedeschi qualsiasi cosa”. ?
Questo volete?
Esistono i siti “antibufala”, esiste wikipedia, esistono le agenzie.

Prima di condividere puttanate, prima di soddisfare la vostra insaziabile voglia di protagonismo e così rendere gli ebrei autori del complotto sionista, i comunisti mangiatori di bambini e gli artisti tutti portajella, almeno controllate.

E poi riflettete. “Sto facendo del male a qualcuno, condividendo questa notizia”?

BALZANA BALZERANI

C’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te“.
BARBARA BALZERANIFin qui Balzerani.
Cui sfugge, credo, il fatto che le vittime non possono avere il monopolio della parola semplicemente perché la bocca gli è stata chiusa per sempre.
Se invece parliamo dei parenti delle vittime o parliamo dei sopravvissuti, ebbene non è mestiere ma un trauma che permane e durerà per sempre.
Perché non dovrebbero parlare del proprio dolore, quelle poche volte in cui qualcuno si ricorda anche di loro?
Non è che il padre, il marito o il fratello siano morti di infarto, diciamocelo.
Sono stati crivellati di pallottole e quella morte è stata preceduta da ore, giorni, anni di ansia.
Come possono i parenti di Moro e degli altri assassinati tacere dopo quei giorni di terrore, veglia e dolore?
Vogliamo chiamare questo “mestiere di vittima“?
Non è un mestiere, è solo un dolore che non si spegne né potrà mai spegnersi.
Nessuno di loro, credo, ha mai cercato di “fare la storia”.
Gli strali, pochi e flebili in verità, sono stati rivolti molto più spesso alla parte politica cui apparteneva Moro, piuttosto che ai carcerieri e agli esecutori del crimine, poiché con questi ultimi ogni dialogo era ed è ancora inutile.
Dico che è ancora inutile, poiché permane da parte della ex BR la nolontà pervicace nel non voler guardare la storia da lontano, oggettivarla e prenderne le distanze, come hanno fatto altri terroristi a sinistra e destra (non tutti e non troppi, in verità).
Di certo, molti terroristi non hanno capito ancora che, a parte l’orrore di un omicidio, il rallentamento della crescita politica italiana è da attribuire principalmente a loro, che lo accettino o no.
La politica italiana è ristagnata maledettamente negli anni di piombo soprattutto perché l’italiano medio ha preferito la conservazione alle terrorizzanti pistole nere e rosse, com’era assolutamente prevedibile.
Non parliamo per carità cristiana dei loro confusi proclami, rispetto a cui le dichiarazioni dell’ultimo dittatorello dell’ultimo staterello del mondo sono lucidissime analisi degne di uno statista.
Nessuna persona di buon senso li avrebbe mai potuti prendere come un percorso politico ragionevole, con qualche possibilità di riuscita.
I terroristi rossi e neri erano manovrati?
Probabile.
Ma nemmeno ora sono capaci di riflettere su questo.
Sognano ancora di “fare la storia” e invece sono stati strumenti dell’immobilismo, della conservazione, della tensione, della corruzione, della criminalità, la mota paralizzante in cui ancora oggi noi italiani ci dibattiamo.
Le parole di Balzerani riflettono la miopia di un pensiero politico senza prospettive, che si è sconfitto da solo e che continua ogni giorno a sconfiggersi poiché non accetta riflessione né dialogo.

PAROLE A FONTANA

220px-Difesa_della_razzaA proposito dello sproloquio leghista.
La destra si trincera dietro la presenza della parola razza nella Costituzione.
Ricostruendo, pare che in fase di stesura la DC volesse eliminare il termine perché scientificamente infondato. Fu il PCI a chiedere di mantenerlo, per chiarire la posizione dello Stato in riferimento alle discriminazioni nazifasciste sulla razza.
In sostanza, volevano farsi capire dal popolo e chiesero di usare un linguaggio “basso”.

Oggi sappiamo che la parola razza nella Costituzione italiana ha perpetrato un infame equivoco che ci accompagna da bambini e che ritorna non solo nel lessico colloquiale, ma nella nostra idea dell’essere umano.

Questa è la dimostrazione delle enormi caxxate che si possono produrre quando non si usa una lingua precisa, corretta e documentata in senso etimologico, ma anche storico e scientifico.

Alla faccia di chi ripete ossessivamente il mantra:
Parla semplice, se no la gggente non capisce“.

CHE, EROE SFIGATO

Ernesto GuevaraGiornata di sole, stamattina. Quasi calda. Eppure la signora in macelleria indossa la pesante e voluminosa pelliccia che non vedeva l’ora di sfoggiare, naturalmente abbinata a scarpette di vernice col tacco.
Il dialogo con l’amica non-pellicciata è fitto, si parla di pellicce e del fatto che ” …e no, con meno di diecimila euro non puoi avere una pelliccia buona, infatti l’altra l’ho pagata quindicimila, pure io, però da quell’altro sul corso etc”.

Soffro.

Poi prevale l’istinto di conservazione, la tentazione si fa irresistibile e, dopo una ricerca veloce sul Tubo, dal mio smartphone si eleva limpida la melodia di “Comandante Che Guevara”, cantata dagli Inti Ilimani.
Le due tipe si smarriscono, perdono il filo, si guardano intorno ma non realizzano che gli andini cantano dal mio taschino. Non parlano più, han già scordato ciò che stavano dicendo, non capiscono, ma finalmente il macellaio le serve, interrompendo per sempre sia il loro imbarazzo, sia la stucchevole e un po’ oscena discussione.

CheGrande Che. Il più sfigato, il più illuso, romantico, generoso e inconcludente degli eroi rivoluzionari, a cinquant’anni dalla sua morte fa ancora il suo dovere e difende gli oppressi dalle stronzate in coda agli acquisti.
Hasta la victoria siempre, comandante.
Venceremos, almeno dal macellaio.

FEDELI: 7 IN CONDOTTA, BOCCIATA

scuola devastataTrovo aberrante l’eliminazione della bocciatura per cattiva condotta alle scuole medie.
La bocciatura col famigerato “sette in condotta” non era uno spauracchio, era un segnale di profondo civismo.
Significava “Non basta che tu sia accettabile o anche bravissimo nel tuo lavoro. Ti devi comportare bene con la società, col tuo prossimo e le istituzioni“.
Ora, invece, come faremo a spiegare a un cittadino che non si urla per strada quando la gente dorme, che non si parcheggia sugli scivoli per i diversabili, che non si saltano le code, che non si butta la spazzatura per strada, che non si danno le mazzette per avere vantaggi immeritati, che non si usa violenza sui deboli?
Alle medie lo hanno promosso con una pigra sufficienza, anche se imbrattava i banchi della scuola e faceva casino mentre la prof spiegava, no?
Quindi le regole sono quelle: basta un cinque risicato, e sei promosso nella vita.
Quindi il vigile che ti multa è un sopraffattore, quindi il carabiniere che ti arresta è un infame, quindi chiunque ti dica “No!” è un mascalzone.
È così che si crea e si radica profondamente la cultura dell’illegalità.
Ma nessuno degli scienziati del ministero ci ha pensato, tutti ansiosi solo di snellire le procedure “che siamo sottopersonale e soldi per gli scrutini lunghi non ce ne sono“.
E quindi via, tutti a spaccare le sedie allo stadio, che tanto ci promuovono comunque!

SAN VASCO è DECOLLATO

Vasco_oForse, se solo i suoi fan si soffermassero ad analizzare davvero il testo di “Vita spericolata”, capirebbero che è la lucida e crudele autodenuncia di un fallimento.
Loro invece ci si beano. Sarà.
Detto questo, a me il Vasco giovane, supercafone di provincia autocritico e cinico, piaceva moltissimo.
Pochi come lui hanno saputo denunciare l’atteggiamento provincialotto della sinistra italiana fintamente rivoluzionaria con le sue feste strapaesane di matrice cattolica, la saturazione anticulturale delle TV private, la mediocrità dell’italiano di destra che si sente un eroe ma si perde dietro la prima figa che passa.
Colpa d’Alfredo, Bollicine, Vado al massimo, Voglio andare al mare, erano canzoni che confessavano senza sconti un fallimento coatto da giovane disoccupato di Quarto Oggiaro, una felicità miserabile a base di alcool e sballo perenne.
Poi è diventato un banalissimo santone all’italiana, un normale cantore d’amore che con i suoi “eh…ah…dimmelo te…non ci credevi eh? ” ha francamente rotto le balle, diciamocelo.
Una canzone come “L’Italia siamo noi” di De Gregori, “Una notte in Italia” di Fossati, “Genova per noi” di Conte, o “I giardini di marzo” di Mogol/Battisti non l’ha mai scritta né mai la scriverà.
Ma l’Italia ha bisogno di santi su cui scaricare i propri peccati, e Vasco lo è. Un santo cattolico a tutto tondo, con tanto di fedeli in processione e isterie collettive.
Una nota, però.
L’ho visto molti anni fa, a Bari, sul prato, a dieci metri dal palco.
La Steve Rogers Band era l’unica VERA rockband italiana.
Un sound perfetto, potentissimo e trascinante. Niente a che vedere con le esangui band pop dell’epoca. Dieci e lode.
Incastonato in quel gruppo, Vasco era un grande surfer che cavalcava alla grande l’onda del rock.
Unico problema: c’era tanto di quel fumo nell’aria che riempiva l’intero prato. Giuro, non è un’iperbole: dopo dieci minuti anche chi non fumava era completamente perso.
Erano tutti in delirio, ma avrebbero lanciato reggiseni anche a Orietta Berti, se avesse sostituito il Blasco all’improvviso.

TACCIANSI LE DONNE

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Per caso leggo un post di uno sconosciuto esponente di Forza Nuova, movimento che si definisce “di ispirazione cattolica”, il quale per zittire una sua contestatrice le rivolge alcuni versetti di San Paolo che oggi potremmo riassumere nel motto “Taci, sei donna”.
Parole datate e oggi quasi ridicole che per un verso ci dimostrano quanto il cristianesimo odierno si sia evoluto, specie se confrontato ad un certo Islam.
Dall’altro verso però ci dimostrano quanto sia infondata la pretesa di analisti come il vaticanista Aldo Maria Valli, che in una recente discussione con Augias ha detto a un dipresso: “Sì, è vero che anche il cattolicesimo si è macchiato di colpe inenarrabili nel passato, ma queste sono una deviazione rispetto al messaggio cattolico, mentre la conquista violenta è connaturata al messaggio islamico”.
L’uso strumentale delle parole di San Paolo ci dice invece, e con quanta chiarezza, come qualsiasi assassino e imbecille possa prendere un versetto a caso di un libro scritto duemila anni prima e urlare “Dio lo vuole” per sfogare il suo odio verso uomini e donne, ci conferma che il relativismo etico sia una necessità dell’evoluzione e che le religioni oltre a plasmare la storia ne sono da essa plasmate, che anzi questo processo è necessario e che fermarlo genera mostruosità.
Ogni fondamentalismo che tiri per la giacchetta i suoi testi “sacri” senza riflessione storica è da aborrire. Il signore di FN è un terrorista potenziale.

Meno romanticismo, più droga

CANE ANTIDROGAOra genitori, insegnanti e presidi lamentano l’ingresso dei cani antidroga nelle scuole.
Poiché, è vero, tanti ragazzi consumano e addirittura spacciano per procurarsi quell’inutile e costosa eccitazione fatta di fumo, quella libertà dalla zavorra del quotidiano che preoccupa la società e comporta costi sociali sempre più alti.

Spero vi rendiate conto, signori dello Stato borghesi e perbenisti, del colossale danno che avete creato negli anni passati distruggendo il contatto dei ragazzi con l’espressione individuale.

Li volevate come voi, grigi, protetti, al sicuro da qualsiasi “idea balzana”, e così li avete allontanati dall’unicità, li avete imbrancati, li avete resi “come gli altri”, tenendoli a debita distanza dall’arte, dalla musica, dal teatro, dallo sport e anche dalla sincera ideologia politica.

E oggi vi chiedete perché i ragazzi cercano lo sballo? Poveri idioti.

Cercano lo sballo,’sti gonoccoloni accompagnati a scuola dalla mamma fino a 16 anni, giovani orchi giganteschi nel corpo e infantili nel comportamento, perché non hanno la meravigliosa eccitazione di suonare in un gruppo pop, recitare in una compagnia teatrale vera (lasciamo perdere le recite scolastiche, per pietà), scatenarsi in una competizione sportiva agonistica, scrivere poesie e racconti per confrontarsi col pubblico, dipingere pensando da professionisti, professare un credo ideologico e perseguirlo, piangere, ridere, ESPRIMERE il proprio essere e gridare al mondo IO ESISTO affermandolo con ATTI e risultati individuali.

Non sapete (ma dovreste sapere) che nessuna canna darà mai la meravigliosa scarica di adrenalina di un proprio scritto letto in pubblico, di una gara vinta, di un salto verso il cielo, di un piccolo romanzo inviato a un editore, di un quadro venduto ad uno sconosciuto, di un assolo jazz, dei primi soldi guadagnati in una prospettiva di vita nell’arte, dell’espressione libera del proprio IO.

Cosa resta ad un ragazzo grigio e senza interessi? La miserabile canna, per essere “come gli altri”, il che è esattamente quello che gli avete insegnato, invece di spingerli ad essere orgogliosi della propria individualità ed anche della propria diversità. Li avete privati del coraggio di rispondere al compagno spacciatore “NO, NON LA VOGLIO, e non perché ho paura di mio padre, ma perché non ne ho bisogno”.

Avete voluto un futuro di “posti fissi”, di ragazzi tenuti lontani dalle professioni “pericolose”, perché “di arte con si campa” e nello sport “pochissimi riescono”, li avete tenuti lontano dalla politica perché “è una cosa sporca”, magari temendo che votassero la parte avversa alla vostra, gli avete detto di sedersi sempre al secondo banco e mai al primo, perché farsi notare troppo è pericoloso?

E mo’ tenetevi ‘sti figli senza prospettive, ‘sti ragazzi dal cuore di carta che non hanno stupore del mondo, che non piangono e non ridono più, che non sentono il profumo dei fiori, che non sanno nemmeno chi è il presidente della Repubblica, che vivono attraverso la vita degli altri mediata dallo schermo a led, senza essere mai nemmeno una volta protagonisti del proprio mondo, interpreti del proprio sogno.

Non avete capito una cippa, signori miei.

Li avete tenuti lontani dalle arti (qualsiasi valore vogliate dare a questa parola) perché quello è “un ambiente di drogati”. Non avete capito nulla. E’ esattamente il contrario. Chi si droga è per lo più un individuo di scarsa personalità artistica, che cerca nella droga quell’eccitazione che un artista sincero (qualsiasi valore vogliate dare a questa parola) ha in ogni minuto della sua vita.

Oggi i ragazzi si laureano, magari anche a pieni voti, con la tesi comprata su internet.
Una dimostrazione palese di totale mancanza di personalità (oltre che un’assoluta mancanza di correttezza).

Come si fa a non godere nell’esprimere le proprie personalissime opinioni, dopo aver studiato anni su quella particolare disciplina? La tesi dovrebbe essere l’ingresso nel mondo del pensiero adulto.
Come si può rinunciare a scrivere la PROPRIA opinione sul PROPRIO lavoro?

E dove andranno mai? Quale futuro possono avere questi uomini e queste donne se non una squallida tirata di coca in discoteca e un futuro da oscuri e dannosi rubastipendio, qualsiasi professione essi facciano?

Avete capito quale danno sia per la società privare i ragazzi del romanticismo della gioventù per renderli uguali a noi?

Il senso della vita è nel percorso, non nella meta.

Quel che le dà senso sono i mille tentativi per scrivere il pezzo giusto per la band, non la laurea comprata da papà.

LUTTAZZI, BRAMIERI E LA TV ETICA

LUTTAZZIAttacchi di insonnia: ieri Luttazzi, oggi Bramieri, quasi tutto rigorosamente B/N.
Sensazione di sgomento.
Bramieri è una raffica di battute, le sue performance hanno una velocità ed una poliedricità oggi impensabile. Mi rendo conto che in un programma di oggi sarebbe un marziano.
Chi ha detto che la TV odierna ha più ritmo?
Vero il contrario.
Le dieci telecamere di oggi contro le tre di ieri, la sequela di immagini e gli effetti di editing servono solo ad amalgamare la noia del nulla che opina su tutto, che vincola il proprio saper far niente alla seggiola della tuttologia da bar dello sport, che sbraita per dar peso alla vacuità di tesi insostenibili.
La TV di ieri è sotto i miei occhi, ora, e mi sorprende: nessuno esprime opinioni, nessuno è lì per caso, tutti sanno fare.
Tutti parlano un italiano corretto oppure tacciono!
Luttazzi conduce tra due tizie di nome Mina e Delia Scala, due talenti mostruosi che hanno fatto la storia dello show italiano.
Ebbene, la prima critica aspramente tutte le sue antiche performance, la seconda precisa di aver studiato danza alla Scala ” …solo sei anni, ahimè troppo poco”.
Al centro Luttazzi, uno dei migliori conduttori della TV italiana ma anche musicista di spessore, in grado di spiegare un brano come pochi.
Ecco come si interpreta la professione: rigore, studio, ricerca della perfezione. Un esempio indiretto di etica del lavoro.
Quale segnale dà oggi la TV?
Sciatteria? Qualunquismo? Apparire senza essere? Ce l’ha fatta quell’idiota posso farcela pure io?
Quando la TV capirà che deve abbandonare la strada del “qualunque” per tornare subito agli autori ed agli interpreti di vaglia, a pena di un doloroso e neanche troppo lento suicidio?

FB, MISSIONE POSSIBILE

goottaLodevole l’iniziativa di Gootta, app salentina che mette in comunicazione chi vuol donare con chi ha bisogno di un dono. Centocinquanta iscritti, già alcune donazioni.

Tuttavia bisogna ricordare che tutto questo esisteva già da anni su FB con il gruppo spontaneo “Te lo regalo se vieni a prendertelo”, forte di decine di migliaia di utenti in ogni regione, che permette la cessione e la richiesta quotidiana e massiva di generi diversi, da intere cucine a pannolini per anziani.
Il gruppo non consente l’anonimato come la app, è vero, ma è anche vero che permette in tempi rapidi regali numerosissimi e imponenti come Gootta, intermediario non solo virtuale ma anche fisico, non potrà mai fare (se ti capitano in donazione quattro cucine, due armadi e sei divani in un giorno, dove li metti?).

Ed ecco che il vituperato social riprende la sua dimensione originaria, più umana e funzionale, la sua vera missione: favorire le relazioni.

Lavoro, hobby, interessi personali, amicizie antiche e nuove: il giocattolo di Zuck funziona bene e non è ingiusto che il ragazzo di White Plains ci guadagni, visto che almeno non ci ossessiona con la pubblicità a visione obbligata.
L’idiota che inneggia a Hitler, lo spacciatore di vergognose bufale, il troll ansioso devastatore delle vite altrui, il massacratore della lingua, il razzista, il mentecatto, il maniaco sessuale?
Li incontreremmo (e li incontriamo) anche per strada, in tv e sulla stampa ogni giorno.
Il nostro compito è selezionare, discernere, capire.
Il governo forse è ladro, ma non quando piove.
Non è il web a creare i mostri, ma il sonno della ragione.